Sette prove, mille sfide: Sveva racconta l’eptathlon ad Atletica TV20 Settembre 2026

Sette prove, mille sfide: Sveva racconta l’eptathlon ad Atletica TV

Sette specialità, due giorni di gara, un’unica atleta. Sveva è stata protagonista di una lunga intervista di Alessia Trost per Atletica TV, dedicata interamente all’eptathlon: come si diventa multiplista, come ci si allena su sette discipline insieme e come si gestiscono fatica, tensione ed energie in due giornate di gara.

Multiplisti si nasce

Alla prima domanda, se multiplisti si nasce o si diventa, Sveva non ha dubbi:

Secondo me si nasce. Mi piaceva variare, avere stimoli diversi ogni giorno. Mi annoio facilmente se faccio sempre la stessa cosa: le prove multiple sono una disciplina fatta apposta per me.

Sveva Gerevini

Da ragazza il salto in lungo le riusciva benissimo, alla pari di atlete che poi sono diventate lunghiste. Dalla categoria allievi fino alle promesse è stata una lanciatrice: giavellotto, disco, peso e qualche gara di martello. La sua prima medaglia ai campionati italiani l’ha vinta proprio nel giavellotto, ai campionati invernali under 23. La velocità, invece, l’ha scoperta tardi: nel 2017, ai suoi primi campionati italiani assoluti di prove multiple, ha migliorato il suo 200 di oltre un secondo e ha capito che era la sua caratteristica principale.

Gli ostacoli, da incubo a punto di forza

All’inizio gli ostacoli erano una barriera insormontabile. Da cadetta, in una gara a Castedolo, una falsa partenza segnalata solo da un grido l’aveva fatta fermare in prima corsia mentre le altre proseguivano: le ci sono voluti anni per riuscire a partire senza bloccarsi. Poi, nel 2015, ai suoi primi campionati italiani assoluti a Torino, la caduta al quinto ostacolo.

Mi sono schiantata e ho rotolato fino al sesto. Mi sono alzata, ho finito la gara di ostacoli e tutta la multipla, compresi gli 800. Lì ho capito che le prove multiple mi piacevano.

Sveva Gerevini

E il salto con l’asta? Sveva ha provato due allenamenti: nel primo è finita seduta nella cassetta, nel secondo ha tirato l’asta verso di sé invece di spingerla. Per lei, che soffre un po’ le vertigini, il decathlon resta un’ipotesi lontana. Ma se dovesse capitare, assicura, non si tirerebbe indietro.

I personali e il giavellotto che fa piangere

Sommando tutti i suoi primati personali, Sveva arriverebbe intorno ai 6.600 punti: un punteggio da medaglia agli Europei e da zona podio ai Mondiali e alle Olimpiadi. Ai Mondiali indoor di Glasgow, con il record italiano del pentathlon di 4.559 punti, è arrivata quarta a soli dieci punti dal podio.

Il record italiano dell’eptathlon di Götzis è nato soprattutto dai personali nel peso e nel giavellotto, le prove in cui fa più fatica rispetto alle avversarie. Nel giavellotto è arrivata a 48,52 metri, quattro metri oltre il suo vecchio personale.

Ho visto il giavellotto cadere appena al di là della fettuccia e mi sono messa a piangere. Si vive anche di piccole gioie, e sommate fanno qualcosa di grande.

Sveva Gerevini

Una maratona di energie nervose

Il cuore della multipla, spiega Sveva, è saper passare in pochi minuti dall’attivazione al recupero e di nuovo all’attivazione, su gesti completamente diversi. È qualcosa che si allena, anche con l’aiuto di un mental coach. Più difficile, con gli anni, è recuperare le energie nervose dopo la gara: dopo il record di Götzis le sono serviti circa quindici giorni per tornare ad attivarsi davvero.

Tra una prova e l’altra ha bisogno di distrarsi: niente musica, che la innervosisce, ma una battuta o due chiacchiere con chi la segue. Soprattutto prima degli 800, quando, racconta, nella camera d’appello le tornano addosso tutte le fatiche della gara e dei mesi precedenti.

Uno sport individuale che si vive in squadra

Uno dei temi su cui Sveva insiste di più è l’importanza del gruppo. All’estero, dall’Olanda alla Colombia, le multipliste hanno sempre accanto lo stesso staff per tutti e due i giorni di gara: allenatore, preparatore, fisioterapista.

Non combatti solo per te, ma anche per tutte le persone che con uno sguardo o una pacca sulla spalla ti sostengono in quel momento. Tra gareggiare da sola e avere una squadra intorno c’è una differenza epocale.

Sveva Gerevini

Secondo Sveva è anche una questione di cultura sportiva. In molti Paesi europei i giovani più completi vengono indirizzati alle prove multiple e si specializzano solo più tardi: è il percorso di campioni come Karsten Warholm e Nadine Visser. In Italia, invece, la specializzazione arriva molto presto.

Come si allena una multiplista

Il filo che tiene insieme le sette prove, per Sveva, è la trasversalità: velocità e potenza sono la base di quasi tutte le discipline dell’eptathlon, e alcune si aiutano a vicenda, come ostacoli e velocità o salto in alto e giavellotto, che hanno ritmiche simili. L’unica che stona un po’ sono gli 800 metri, a cui bisogna dare il peso giusto senza togliere qualità al resto.

La stagione si costruisce con due mesi di preparazione fisica in autunno, poi da dicembre si va sulla qualità per gareggiare già a gennaio. Negli ultimi anni Sveva ha scelto di allenarsi più sulla qualità che sulla quantità, imparando ad ascoltare il corpo.

La parte difficile è ammettere di essere arrivata al limite: accettare di non essere un robot, ma un essere umano, e dire che è il momento di recuperare.

Sveva Gerevini

L’atletica portata ai bambini

L’intervista si chiude sul progetto che Sveva porta avanti da sei o sette anni nelle scuole primarie e nelle società sportive, insieme al suo manager Matteo Penna: il fumetto e poi Athleticon, con gli eventi in cui gli atleti della Nazionale incontrano i ragazzi dal vivo. Per lei l’atletica è un mondo dove ognuno può trovare il suo posto, e dove la prima gara è sempre contro sé stessi.

In prima elementare scrissi: da grande voglio fare l’atleta, voglio diventare come Fiona May. Se un giorno quell’atleta si fosse presentata nella mia scuola, credo mi avrebbe dato un’emozione e una grinta ancora più grandi.

Sveva Gerevini
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